10 dicembre 2014

Nel disegno di legge ci sono alcuni aspetti che solo apparentemente non riguardano i cittadini e le persone con disabilità.

 

Si interviene pesantemente (e retroattivamente) sulla base imponibile sulla Fondazioni bancarie che passa dal 5 al 77,74%. Il che comporta che le casse delle Fondazioni saranno "svuotate" delle risorse che vi si riversano ogni anno. Se ciò appare ininfluente si ricordi che dalle Fondazioni deriva circa un miliardo l'anno erogato − istituzionalmente − alle organizzazioni di volontariato e ai centri di servizio per il volontariato.

 

Al contempo il disegno di legge prevede uno stanziamento consolidato di 500 milioni per il 5 per mille. Il cosiddetto "5 per mille" è la facoltà concessa ad ogni contribuente di destinare quella parte del proprio Irpef (imposte) a Onlus, Fondazioni ma anche Comuni.

 

Va sottolineato che ad oggi − diversamente dall'8 per mille − non viene distribuito l'intero importo derivante dalle sottoscrizioni dei contribuenti, ma solo la cifra che il Parlamento stabilisce di anno in anno (per il 2015 appunto 500 milioni).

 

Più grave è ciò che accade agli enti di patronato. Essi per le loro attività ricevono dallo Stato circa 430 milioni l'anno. Questi derivano anche dai contributi versati dai lavoratori (attualmente lo 0,226 dell'ammontare totale dei contributi).

 

Il disegno di legge (art. 26) impone un taglio per il prossimo anno del Fondo Patronati di 150 milioni (più di un terzo) e una riduzione strutturale della percentuale sui contributi (scende allo 0,148%). Nella sostanza già dal primo anno il taglio sfiora i 300 milioni su 430.

 

Ciò comporta licenziamenti e chiusura di servizi per i cittadini. I Patronati garantiscono circa 4 milioni di pratiche l'anno per le sole prestazioni sociali (invalidità civile, assegno sociale, congedi e permessi, indennità di mobilità, di maternità, assegni familiari, infortuni). In moltissimi casi i Patronati svolgono attività che INPS o i servizi sociali dei comuni non riescono assolutamente a garantire e che in futuro non troveranno risposta se non − forse − presso commercialisti, consulenti del lavoro ecc con ben altri costi per i cittadini, i lavoratori, i disabili, i pensionati.